La riforma Cartabia e la mediazione per divisioni e successioni: cosa è cambiato
Chi affronta oggi una divisione ereditaria o una controversia su un immobile in comunione si muove in un quadro normativo che è stato profondamente rivisto. La cosiddetta riforma Cartabia, attuata con i decreti legislativi 149 e 151 del 2022, ha modificato in più punti la disciplina della mediazione civile contenuta nel Decreto Legislativo 28/2010. Conoscere le novità aiuta a capire perché la mediazione è oggi un passaggio ancora più centrale di prima.
Le materie in cui la mediazione resta obbligatoria
La riforma ha ampliato l'elenco delle materie per cui la mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale. Accanto alle materie già previste fin dal 2010 — tra cui condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione e comodato — sono state aggiunte ulteriori fattispecie come i contratti di franchising, subfornitura, società di persone e altri.
Per chi si occupa di divisioni e successioni, la sostanza non cambia: anche dopo la riforma, prima di poter avviare una causa di divisione ereditaria è necessario esperire il tentativo di mediazione, pena l'improcedibilità della domanda. Il tentativo di conciliazione resta quindi un passaggio obbligato, di cui occorre dare conto nell'atto introduttivo del giudizio.
La fine del filtro del primo incontro
Una delle novità procedimentali più significative riguarda il primo incontro di mediazione. In passato il primo incontro aveva natura meramente informativa e fungeva da "filtro": solo se le parti decidevano di proseguire si entrava nel vivo della procedura. Con la riforma, questo filtro è stato superato: le parti entrano direttamente nel procedimento di mediazione vero e proprio, rendendo il tentativo più sostanziale ed effettivo.
Questo cambiamento rende ancora più importante arrivare al tavolo preparati, soprattutto quando la controversia ruota attorno al valore di immobili: disporre fin dall'inizio di una valutazione tecnica neutra consente di sfruttare appieno il procedimento invece di disperdere il primo incontro in posizioni di principio.
La deroga alla competenza territoriale
La riforma ha previsto espressamente la possibilità per le parti di derogare, di comune accordo, alla competenza territoriale dell'organismo di mediazione. È una flessibilità procedurale utile, che consente alle parti di scegliere l'organismo più adatto alla loro situazione concreta.
Perché tutto questo riguarda il perito
L'effetto complessivo della riforma è quello di rendere la mediazione un percorso più serio, più strutturato e più incentivato. Quando la controversia riguarda immobili — come accade nella stragrande maggioranza delle divisioni ereditarie — il successo della mediazione dipende in misura decisiva dalla disponibilità di un valore condiviso e accettato da tutte le parti.
Per questo la perizia estimativa neutra, redatta con metodo trasparente e secondo standard riconosciuti, si conferma uno degli strumenti chiave per trasformare l'obbligo di mediazione introdotto dalla legge in un'occasione concreta di accordo, evitando la lunga e costosa strada del contenzioso giudiziario.
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